Uno sguardo sull’Annunziata e i frati del rinascimento e un elenco di libri

Ci fu nella storia di Firenze e d’Italia un tempo, il rinascimento, solitamente considerato felice e altrettanto solitamente rimpianto da parte di chi visse i secoli successivi. Epoca di commerci e di ricchezza, di bellezza e di aspirazione alla mitica pace di Augusto che accompagnò la prosperità di Roma, si espresse nelle opere d’arte che comunemente osserviamo oggi e nei poemi e cronache scritte nei documenti e nei libri ...
Ebbe come seguaci anche i frati della SS. Annunziata e tra loro un illustre rappresentante in fra Paolo Attavanti ( † 1499) che nel De origine ordinis Servorum B. Mariae dialogus ad Petrum Cosm. F. Medicem (1741) ricorda la santità e la devozione del santuario:
“Ma all’alba, appena il tempio fu aperto, venne riempito da una folla che si mise a venerare questa Annunziata, dando così inizio a tanta devozione. La fama del fatto si diffuse rapidamente e quindi da ogni parte i fedeli si riversarono nella chiesa”.

In altre parole, gli uomini del rinascimento riservarono un posto importante alla religione che non fu “una realtà distinta o da considerare separatamente nella ricerca e nell’indagine sulle realtà dello sviluppo – come scrisse il padre Eugenio M. Casalini, nella prefazione al libro del p. Raffaele Taucci, Un santuario e la sua città, 1971), e proseguendo, aggiunse –: la storia della Città terrena è anche riflesso di quella Città eterna che l’uomo porta dentro di sé, almeno come aspirazione e che si manifesta concordemente alla crescita o al declino della città stessa”.

Di Paolo Attavanti, nella prefazione del Dialogus, Giovanni Lami († 1770) ricordò l’amicizia di Piero di Cosimo dei Medici (traduciamo): “a favore del nostro Paolo, uomo dotto, che fu apprezzato dagli studiosi di quell’epoca.
Ma ciò non deriva tanto da questa testimonianza quanto dalle lodi che gli tributò il grande amico filosofo Marsilio Ficino in due epistole a lui indirizzate.
Nella prima epistola scrive, tra l’ altro: «Infine, come io appartengo a me stesso, così, mio Paolo, sono tuo»; ma la seconda, la cui epigrafe, «Marsilio Ficino a Paolo, illustre teologo di Firenze, della distinta congregazione dei Servi di Maria, S.D. [Servo di Dio], è concepita così: «Ti mando i libri della nostra vita, mio Paolo, vita degnissima, non tanto perché tu legga questi piccoli sostegni di vita, quanto perché tu sia infiammato di zelo.
Infatti, sebbene desideri ardentemente la vita per tutti i miei amici, la auguro a te più di ogni altro. Con il tuo grido di Orfeo, la sacra declamazione pervade ogni cosa e vivono le mura stesse dei templi. 15 dicembre 1489, Firenze».
Infine, si dice che fosse amico di Lorenzo de’ Medici, di Giovanni Pico, di Angelo Poliziano, di Girolamo Benivieni, di Leonardo Arretino e di altri uomini dotti del suo tempo. Tralascio i particolari [...], salvo affermare, come fosse dotato di un’ ammirevole acutezza intellettuale, e fosse grammatico, retore, cosmografo, cronografo, versato nella dottrina aristotelica e nella filosofia platonica, prudente giurisperito nel diritto civile e canonico, dotto in teologia e nelle Sacre Scritture”.

Sono questi appunti e citazioni la premessa che penso opportuna a una nota manoscritta ritrovata nelle ricerche di archivio.
Sul rovescio di un registro di poderi della SS. Annunziata infatti è presente un sorprendente elenco del 1468 su dei libri commissionati a Girolamo di Luca di Leonardo, forse un libraio di cui non abbiamo altre informazioni, e consegnati a Lottieri di Nigi di Nerone.
Di certo si trattò di un appunto per non perderne memoria. Ma perché inserirlo sul retro di un libro contabile che pochi avrebbero guardato? Per un caso o per un fine? (tale domanda non ha risposta ...).

Trascrivo il testo:
“A dì due di dicembre 1468 portò Girolamo di Lucha di Lionardo da Firenze l’ infrascripti libri dodici, cioè:
Lapo da Castiglionchio in papiro. Incipit: Vetustissima
Test +++ unde [quasi illeggibile] in logica in papiro. Incipit: Studeo mi pater
Plinio de viris illustribus et epistolarum in papiro. Incipit: Proca rex albanorum
Statio Tebaides in papiro. Incipit: Fraternas acies
Traslatio p. Ioanne Argiropulo in cartis. Incipit: Ioannes Argiropulos
Statio Tebaides in cartis. Incipit: Magnam +++
Rethorica nova Tulli in cartis. Incipit: Etsi negotiis
Alique orationes Tullii. Incipit: Etsi vereor, in cartis
Poetica Oratii in cartis pulcra. Incipit: Humano capiti
Tulius de Paradoxis in cartis. Incipit: Otite
Item, Poetica Oratii in cartis. Incipit: Humano capiti [sic]
Tibullio et Ovidius de arte amandi in cartis. Incipit: Dovitias.
Io Girolamo de Lucha sopradetto ane riceuti e sopra detti libri per Elotieri di Nigi di Nerone.
Item, die tertia portavit isdem Hieronimus hos libros ambas Rethoricas Tulii in uno volume in cartis, incipit: Sepe et multum
Leonardus de bello gotico in cartis. Incipit: Etsi longe
Flores rethorice in papiro. Incipit: Recepto +++
Macrobium de Saturnalibus in papiro. Incipit: Multas variasque.
Io Girolamo di Lucha detto ane riceuto questo dì detto libri quatro per Elotieri detto di sopra.
Item, die 18 ianuarii portavit domina Ghita cum famula sua hos quatuor libros Salustium et Terrentium in cartis libros duos in papiro mult. + + +, quorum unus incipit Quousque, alter vero incipit Credo ego”.

Indubbio è il fatto che i frati ci tenessero a conoscere i libri allora di tendenza, tra i quali sono evidenti quelli di Marco Tullio Cicerone († 43 a.C.) e della sua retorica considerata (ma non da sola) la chiave dell’umanesimo e del pensiero rinascimentale ...
Innegabili sono anche la floridezza e le aspirazioni del convento che prendeva in considerazione tali testi. Nel 1468-69 ne fu priore fra Bartolomeo di Marco da Montepulciano, diventato provinciale nel 1470, lo stesso anno in cui Lodovico III Gonzaga e Piero del Tovaglia avrebbero stupulato un contratto per i lavori della tribuna di Michelozzo con rogito di ser Piero da Vinci, padre di Leonardo.

Meno certa invece è la figura del destinatario dei libri: Lottieri di Nerone di Nigi, della cerchia di Marsilio Ficino, coniuge di una Martelli e di ragguardevole famiglia del popolo di San Lorenzo (il padre fu podestà e capitano di Pisa nel 1444).
Protagonista di una curiosa carnevalata fatta di pallate di neve contro Marietta Strozzi nel 1464, poco tempo dopo si trovò messo in mezzo dai parenti che ordirono congiure antimedicee: in particolare il mercante Francesco di Nerone (agosto-settembre 1466) e Dietisalvi di Nerone e altri ribelli che nel 1467 occuparono la rocca di Dovadola, provocando a Firenze l’incarcerazione di Lottieri e dei congiunti da parte degli Otto come ‘incentivo’ alla loro resa (Morelli, Croniche, 1785).

Paola Ircani Menichini, 18 settembre 2026. Tutti i diritti riservati.




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